Risk Management - Rischio Clinico

Chi è e cosa fa il Risk Manager
L’obiettivo dei processi di gestione del rischio clinico è quello di ridurre l’errore, consentendo di agire in anticipo, prima che il danno si verifichi.
Molteplici sono le figure professionali e le strutture che vengono coinvolte tra cui quella che incarna l’intero processo. Resta ora da chiedersi chi è il Risk Manager e cosa fa. Abbiamo incontrato l’Ing. Angelo Cornacchia, esperto in Sistemi di Qualità, che ha accettato di intervenire sull’argomento. Riportiamo di seguito le sue dichiarazioni.
“Il Risk Management è diventato, soprattutto negli ultimi anni, una vera e propria disciplina.
È oggigiorno oggetto di studio e di approfondimento da parte di tutti gli enti presenti sul mercato, pubblici o privati, indipendentemente dalle dimensioni o dalla tipologia di prodotto o servizio fornito al cliente.
Ed è proprio questa rapida evoluzione del Risk Management a livello internazionale, unita alla camaleontica capacità di utilizzo di questa disciplina alla pluralità delle sue modalità e finalità di applicazione, che rende ancor più importante la formazione professionale e l’aggiornamento costante delle persone che vi operano".
Il Risk Manager in ambito sanitario (come d’altronde in qualsiasi altro determinato ambito), deve utilizzare un quadro di riferimento che consenta di condividere la terminologia utilizzata, il processo di attuazione, la struttura organizzativa e le finalità con tutte le interfacce, interne ed esterne: su questo può essere di aiuto la Guida ISO/IEC 73 Risk management – Vocabolario – Linee guida in uso negli standard, che definisce il rischio “come la combinazione delle probabilità di un evento e delle sue conseguenze”.
Il Risk Manager deve essere in grado di affrontare i rischi legati alle varie attività con lo scopo di ottenere benefici durevoli in una parte o nella totalità delle stesse, indipendentemente dagli esiti negativi o positivi che ne conseguano dallo svolgimento delle attività stesse. È quindi essenziale, da parte sua, l’ottima conoscenza dei processi che regolano le attività in ambito sanitario.
Il lavoro di un Risk Manager consiste essenzialmente nell’identificare e trattare i rischi, conferendo loro il massimo valore sostenibile ad ogni attività dell’organizzazione. Per far ciò egli deve affrontare sistematicamente tutti i rischi che circondano le attività dell’organizzazione, del passato, del presente e soprattutto del futuro.
Chiaramente ciò non può essere fatto da una sola persona nell’ambito di un’organizzazione, ed è perciò che una delle maggiori difficoltà del Risk Manager è la promozione operativa delle attività a tutti i livelli, per far in modo da far crescere la responsabilizzazione di tutto il personale, attore prioritario della misurazione e della premiazione della performance: il Risk Manager deve far sì che la strategia della Direzione si trasformi in obiettivi tattici e operativi, assegnando responsabilità a ogni livello dell’organizzazione rendendo ogni manager e ogni impiegato responsabile della gestione del rischio come parte stessa dei doveri professionali.
Non si può certo descrivere in questa sede la totalità delle attività che il Risk Manager deve svolgere, ma possiamo riassumere brevemente quelli che sono senza dubbio i suoi compiti principali: la predisposizione di un quadro metodologico per uno svolgimento coerente e controllato di ogni attività; il miglioramento del processo decisionale, della pianificazione e della creazione di priorità attraverso una comprensione esauriente e strutturata dell’attività sanitaria, della volatilità e degli elementi positivi /negativi del progetto; il contributo ad un utilizzo/allocazione più efficace del capitale e delle risorse all’interno dell’organizzazione; la riduzione della volatilità nelle aree non essenziali dell’attività; la protezione e il potenziamento del patrimonio e dell’immagine aziendale; lo sviluppo e il sostegno delle persone e della base di conoscenza dell’organizzazione; l’ottimizzazione dell’efficienza operativa.
L’elemento di distinzione che determina la capacità professionale del Risk Manager, in cui spesso risulta determinante non solo la preparazione tecnica ma anche l’esperienza stessa, è la stima del rischio che deve fare: la tipologia stessa della stima da effettuare (quantitativa, semi-quantitativa o qualitativa in termini di probabilità dell’evento e di possibili conseguenze) risulta determinante per la buona riuscita del progetto.
Per esempio, molte organizzazioni ritengono che una valutazione alta, media o bassa delle conseguenze e delle probabilità sia sufficientemente adeguata alle loro caratteristiche e possa essere rappresentata con una matrice 3 x 3. Altre organizzazioni giudicano più positivamente la valutazione delle conseguenze e delle probabilità ottenuta con una matrice di 5 x 5.
È da tenere comunque presente che la conformità alle leggi e ai regolamenti non è facoltativa. Un’organizzazione deve comprendere le norme applicabili e attuare un sistema di controlli per conformarsi alle disposizioni di legge; solo occasionalmente vi può essere una qualche flessibilità, quando il costo di riduzione di un rischio è del tutto sproporzionato rispetto al rischio stesso, ma non è questo il caso del settore sanitario.
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