Sanità pubblica. Tante parole d’ordine, tanti slogan, tante definizioni ma pochi fatti.
Non è storia di oggi che il nostro sistema sanitario è in crisi. Molte le cause e troppo poche e frammentate le soluzioni finora proposte e realizzate.
Il contesto a cui facciamo riferimento è attraversato, da anni, da profondi cambiamenti che hanno inciso in maniera rilevante anche sul Sistema Sanitario inteso come l’insieme delle istituzioni, delle persone e delle risorse, umane e materiali, che concorrono alla promozione, al recupero e al mantenimento della salute.
Le trasformazioni demografiche, la trasformazione dei rapporti familiari, il cambiamento di cicli di vita e le conseguenti modificazioni della domanda dei servizi. Queste le cause della crisi. Iniziata SOLO più di trent’anni fa.
Nuove dinamiche di carattere demografico, tecnologico, politico, scientifico, economico e sociale sono alla base della profonda trasformazione delle esigenze e delle dinamiche del Welfare.
Invecchiamento della popolazione, incidenza sul sistema della disabilità, diffusione di innovazioni tecnologiche e farmaceutiche, nuove patologie e conseguente aumento della domanda e dei bisogni di salute.
L’assistenza sanitaria è un bene fondamentale e le scelte ad essa collegate devono essere guidate da principi etici e ispirate a valori sociali. L’individuazione dei livelli essenziali di assistenza deve essere riconducibile a criteri di efficacia, efficienza, appropriatezza delle prestazioni erogate e dei servizi garantiti.
In tutta Europa ai cittadini è garantito il Diritto alla salute, con modalità diverse da Paese a Paese e le prestazioni vengono erogate da strutture pubbliche e strutture private accreditate.
A partire dagli anni novanta, la spesa sanitaria totale si è accresciuta in misura significativa rispetto al Pil in tutti i paesi industrializzati ed è risultata in genere superiore a quella della spesa privata.
In Italia il rapporto spesa sanitaria pubblica/Pil è diminuito nella prima metà degli anni novanta (dal 6% al 5,2%), si è stabilizzato nella seconda metà del decennio ed ha evidenziato una netta accelerazione a partire dal 2000. Nel 2006 esso si è attestato al 6,7% (99,2 mld di euro).
In tutti i maggiori paesi dell’OCSE, tranne gli USA, la spesa sanitaria pubblica prevale su quella privata ma le risorse destinate all’assistenza ospedaliera stanno diminuendo: taglio dei posti letto, blocco dei turnover, chiusura/riconversione delle piccole strutture, e stanno, invece, aumentando quelle per l’assistenza territoriale.
In questi anni la Governance, intesa come guida per la regolazione di settori della vita pubblica da attori sociali, politici ed amministrativi, guadagna consensi perché prevede la possibilità che anche attori privati partecipino alla erogazione di servizi.
Non possiamo non considerare felice il connubio pubblico/privato anche in questo settore.
Se Efficienza, Efficacia e Qualità sono le parole d’ordine del nostro Sistema Sanitario, nessuno di noi può tirarsi indietro.
Mi sento di poter paragonare le aziende private che si occupano di sanità e la sanità pubblica a due piccoli gemellini, un maschio ed una femmina. Sono oggettivamente diversi ma hanno le stesse esigenze di crescita e di educazione. Vanno curati entrambi, con la stessa attenzione ma considerando la loro diversità, come risorsa e non come limite. Le esigenze sono le stesse ma molto spesso gli strumenti per soddisfarle differiscono.
Sanità pubblica e Sanità privata devono viaggiare insieme, avendo alle spalle una base normativa chiara e snella che non permetta loro di entrare in un pericoloso, e molto poco vantaggioso per i cittadini, conflitto.
Da un modello di organizzazione dei pubblici poteri finalizzato a compensare i costi sociali ed economici delle dinamiche di competizione mercantile che si basava su sostegno del reddito, rimozione delle cause di povertà e offerta di servizi, tra cui servizi sanitari, si è passati con il tempo ad una chiara separazione tra finanziamento e fornitura dei servizi sociali. “Il finanziamento resta in larga parte pubblico e costituisce la base attraverso cui lo Stato mantiene le sue prerogative di indirizzo sul sistema dei servizi. L?erogazione delle prestazioni sociali, viceversa, viene delegata ad agenzie private o sociali, che si organizzano in forme autonome diversificate e concorrono tra loro sottoponendosi al vaglio della legge della domanda e dell’offerta ed al giudizio dei consumatori o clienti”. (O. De Leonardis, 1996)
Da cittadino, ma anche da imprenditore della Sanità, mi sento di segnalare prima di tutto una pesante assenza di strategie di promozione della prevenzione della salute a cui, nel mio piccolo, sto cercando di porre rimedio.
Occorre, senza dubbio, migliorare la sicurezza sanitaria dei cittadini, promuovere la salute, anche riducendo le disparità sanitarie, generare e diffondere informazioni e conoscenze sulla salute.
L’aumento degli anni di vita sani, grazie alla prevenzione delle malattie e alla promozione di politiche che conducano a un modo di vita più sano, è importante per il benessere dei cittadini e aiuta a far fronte alle sfide del processo di Lisbona per quanto riguarda la società della conoscenza e la sostenibilità delle finanze pubbliche, sulle quali grava l’aumento delle spese sanitarie e di sicurezza sociale.
Promozione della salute e la prevenzione dovrebbero misurarsi in termini di efficacia e di efficienza e non meramente in termini economici.
Il programma dovrebbe contribuire a identificare le cause delle disuguaglianze in materia sanitaria e a incoraggiare, tra l’altro, lo scambio di migliori prassi per contrastarle.
Dovremmo, come suggerito nel secondo programma d’azione comunitaria in materia di salute del Parlamento europeo e del Consiglio, costruire un piano per contribuire alla raccolta di dati, alla promozione e allo sviluppo di metodi e strumenti, alla creazione di reti e vari tipi di cooperazione e alla promozione di politiche pertinenti in materia di mobilità dei pazienti e dei professionisti della salute, un programma in grado di facilitare l’ulteriore sviluppo dello spazio europeo della sanità elettronica, attraverso iniziative europee comuni con altre politiche dell’Unione europea, compresa la politica regionale, contribuendo nel contempo alla definizione di criteri di qualità per i siti web sulla salute nonché ai lavori per la tessera sanitaria europea. Occorrerebbe tenere conto della medicina telematica in quanto le sue applicazioni possono favorire l’assistenza medica transfrontaliera, garantendo al contempo la prestazione di cure mediche a domicilio.
Massimiliano Picardi
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