L’Istituto Superiore di Sanità ha presentato ieri le Linee Guida sugli interventi previsti per i pazienti autistici, che s’inseriscono all’interno del primo programma nazionale di ricerca sulla salute mentale nell’infanzia e nell’adolescenza, il Programma Strategico "Un approccio epidemiologico ai disturbi dello spettro autistico”.
Il documento, in realtà, a tre mesi dalla sua pubblicazione, ha già sollevato più di qualche polemica e anche qualche interrogazione parlamentare perché – a detta degli obiettori – sovverte in gran parte quella che sembrava una realtà acquisita.
Come si legge nel comunicato ufficiale diffuso dall’Istituto Superiore di Sanità, le Linee Guida offrono “un orientamento fondamentale di fronte alla molteplicità di interventi proposti non tutti scientificamente validati: interventi farmacologici (con antipsicotici, stimolanti del sistema nervoso centrale e altri) e non farmacologici (terapia cognitivo comportamentale, musicoterapia, interventi mediati dai genitori), interventi biomedici e nutrizionali (integratori alimentari, dieta senza glutine e/o caseina, terapia con ossigeno iperbarico). Un paragrafo è dedicato all’importanza degli interventi precoci e altri ai quesiti relativi alla fornitura dei servizi contestualizzati alla realtà italiana, passando per l’analisi del profilo epidemiologico e di quello legislativo”.
Fin qui nulla da eccepire. Ma a cosa si appellano i contestatori e quanti ne vorrebbero una parziale revisione? L’obiezione nasce dal fatto che il documento dell’ISS avrebbe bocciato tutte le metodiche utilizzate per curare la malattia tranne la cosiddetta ABA (Applied Behaviour Intervention), mentre per il resto salva poco o nulla.
Si legge, infatti, nella nota di presentazione: “In particolare, per quanto riguarda i programmi intensivi comportamentali, la Linea Guida ha evidenziato che l’analisi comportamentale applicata (Applied Behavioural Analysis ABA) è il programma di intervento più studiato e che gli studi effettuati sostengono una sua efficacia nel migliorare alcuni aspetti cognitivi dei bambini con i disturbi dello spettro autistico. Le prove a disposizione, anche se non definitive, consentono di consigliare l’utilizzo di questo intervento, sebbene l’ampia variabilità a livello individuale degli esiti renda necessaria una valutazione clinica caso-specifica per il monitoraggio dell’efficacia nel singolo bambino”.
Un altro punto sul quale si amplifica la polemica è il fatto che le linee guida rimandino al 2015 come data del prossimo aggiornamento.
Insomma, un giorno dopo la presentazione del documento, il dibattito è già ricco di spunti a dimostrazione della grande attenzione che merita la malattia dell’autismo anche per la sua diffusione nella popolazione italiana: l’autismo colpisce, infatti, oltre 10 bambini ogni 10 mila, ma se si considerano tutti i disturbi dello spettro autistico la prevalenza supera i 40 casi per 10 mila, senza distinzioni sociali, geografiche o etniche. I sintomi sono uguali per tutti: compromissione del linguaggio, incapacità o difficoltà a sviluppare rapporti con gli altri e ad esprimere emozioni, comportamenti ripetitivi.