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I pediatri indicano: i bimbi vanno vaccinati già dai 6 mesi se al nido

vaccinazione bambini

Vaccinare i bambini contro l'influenza stagionale, anche quelli non affetti da malattie croniche per i quali l'immunizzazione è già fortemente consigliata e gratuita. Il consiglio arriva dai pediatri, i quali sottolineano come vaccinare i piccoli, a partire dai sei mesi di vita e soprattutto se frequentano già asili nido o scuola materna, sia importante per prevenire complicanze che possono rivelarsi anche gravi, tanto che solo lo scorso anno si è registrato un +25% di ricoveri tra i bimbi proprio per malattie respiratorie collegate all'influenza. ''Vaccinare i bimbi, proprio mentre iniziano ad aumentare i casi di influenza ed a fronte di previsioni in crescita con la prossima diminuzione delle temperature - sottolinea il presidente della Società italiana di pediatria (Sip), Giovanni Corsello, in occasione degli Stati generali svoltisi oggi a Roma - determina un forte vantaggio in termini di prevenzione, se pensiamo all'aumento delle ospedalizzazioni avutosi nel 2014 proprio tra i piccoli che non erano stati vaccinati''. 

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Tumori, solo il 46% pazienti coinvolto nella scelta della terapia

medici pazienti

La qualità di vita del paziente colpito da cancro deve guidare la scelta della terapia. Ne sono convinti otto oncologi su dieci che sostengono infatti che un trattamento con un profilo di tollerabilità peggiore va scelto solo se garantisce una sostanziale superiore efficacia. È quanto emerge da due sondaggi condotti lo scorso ottobre dalla Fondazione "Insieme contro il Cancro" su 533 oncologi e 354 persone colpite da tumore del polmone e del seno in fase avanzata e presentati oggi. Per fare questo servono però nuovi strumenti per facilitare il dialogo con i pazienti perche' soltanto il 46% dei malati si è sentito realmente coinvolto nella scelta di terapie di pari efficacia ma con meno effetti collaterali. Serve dunque - si evince dal sondaggio- un'alleanza con i medici di famiglia per gestire in modo ottimale questi disturbi anche perche' c'e uno scollamento tra il punto di vista degli specialisti e i pazienti: infatti il 90% dei camici bianchi afferma di rendere partecipe il malato in questa decisione.

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Troppi antibiotici in Europa e l'Italia è al primo posto nei consumi

troppi antibiotici

Invece che essere sconfitti definitivamente dagli antibiotici, come si credeva nel secolo scorso quando questi farmaci erano appena stati scoperti, i batteri stanno vincendo la guerra, diventando sempre più resistenti. È il messaggio che viene dal rapporto annuale dell'European Center for Diseases Control, che certifica un consumo ancora troppo alto e di conseguenza un aumento del fenomeno della resistenza, con l'Italia nella lista dei cattivi.
"Potenzialmente siamo vicini alla fine dell'era degli antibiotici - ha avvertito Vytenis Andriukaitis, commissario Ue alla Salute, durante la conferenza di presentazione dei dati a Bruxelles, iniziata con le condoglianze alle vittime del terrorismo in Francia -. Lo scorso anno sono morte in Europa 25mila persone per infezioni resistenti".

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Ora si scopre che il bisturi "guarisce" anche dalla dipendenza per i dolci

obesità

Non passa giorno senza che la chirurgica bariatrica non tiri fuori qualche nuovo asso dalla manica. L’ultimo in ordine di tempo si può leggere su Cell Metabolism dove un gruppo di ricercatori della Yale University ha appena pubblicato una ricerca che rivela come questo trattamento arrivi ad influenzare il funzionamento del cervello. E su un obiettivo ‘sensibile’: quello del craving per i dolci.
Gli interventi di bypass gastro-intestinale (vedi figura, credit: Han et al./Cell Metabolism 2015), utilizzati nel trattamento dell’obesità patologica e del diabete andrebbero dunque a influenzare i circuiti di reward del cervello, riducendo così la spinta irrefrenabile verso gli alimenti dolci, comune in molte persone obese. In altre parole, dopo un intervento di questo tipo la tavoletta di cioccolata o il krapfen perdono la loro attrattiva.

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Identificato un nuovo gene responsabile della malattia di charcot-marie-tooth

malattia

E’ la più diffusa patologia genetica del sistema nervoso periferico ma non esiste ancora una cura. Esordisce prima dei vent’anni e colpisce gli arti inferiori in modo invalidante. Il gene-malattia si chiama KIAA1840. È anche conosciuto come ALS5 o SPG11, da quando nel 2010 lo stesso gruppo di ricercatori della Fondazione Santa Lucia e dell’Università di Roma Tor Vergata lo aveva individuato come causa della sclerosi laterale amiotrofica ad esordio giovanile. Il nuovo studio, pubblicato ora su Brain dall’équipe di Antonio Orlacchio, dimostra che KIAA1840 è anche alla base di una variante della malattia di Charcot-Marie-Tooth autosomica recessiva, ovvero trasmessa per ereditarietà da genitori portatori sani.

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